Una mattina come tante da fruitore dei mezzi di trasporto pubblico…

Stamattina ho scelto di rinunciare ad un passaggio in auto per recarmi allo studio a Napoli. L’ho fatto per comprendere gli umori dell’utenza a seguito dell’uscita di CLP dal Consorzio Unico Campania e soprattutto per comprendere a chi fossero attribuite le responsabilità di questa poco auspicabile decisione presa dall’Azienda. Come spesso capita, ho utilizzato i mezzi pubblici per raggiungere piazza Municipio. Alle ore 8.15 attendo da via Einaudi il passaggio del bus della linea 1 CLP “Pollena-Volla-Napoli” che arriva ma, essendo strapieno, non e’ utilizzabile. Prendo allora il bus della linea 173 ANM e scendo alla stazione Circumvesuviana di via Madonnelle per prendere il treno delle 8.57 diretto a Porta Nolana. Il dipendente Circumvesuviana però mi comunica che “a causa del Consorzio” non sa se passeranno i treni e che, anzi, con alta probabilità non ne passerà nessuno. Lascio la stazione Madonnelle e mi reco a piedi nel Rione Incis di Ponticelli per prendere il bus della linea 191 ANM che arriva poco dopo ed in meno di mezz’ora mi porta a piazza Garibaldi. Da lì attendo il tram 1 ANM che stracolmo di passeggeri ed in fisiologico ritardo mi fa giungere nei pressi di piazza Municipio alle 9.45 inoltrate. Nel complesso raggiungo piazza Municipio da Volla in oltre un’ora e mezza e vista la situazione generale del trasporto pubblico in Campania da qualche anno a questa parte mi ritengo abbastanza fortunato. I problemi tra il Consorzio Unico Campania ed alcune delle aziende di trasporto pubblico ad esso aderenti sta facendo ripiombare la situazione nel baratro vanificando tutti gli sforzi fatti fino ad ora sia dalle aziende di trasporto pubblico e sia dalle amministrazioni locali per cercare di gestire alla meglio una situazione a tratti davvero ingestibile. Alle “cattive acque” in cui versa Unico Campania si aggiunge un governo regionale che sempre più dimostra di avere proprio nelle politiche della mobilità e del trasporto pubblico il suo maggiore tallone di Achille. Mentre ero nel tram diretto a piazza Municipio sono stato assalito da qualche domanda: chissà se l’Assessore regionale ai Trasporti Sergio Vetrella, se quello provinciale Antonio Pentangelo, se il presidente della holding regionale EAV Nello Polese, se la direttrice di Unico Campania Antonietta Sannino e tutti coloro che in Campania decidono o hanno deciso le sorti del trasporto pubblico su ferro e su gomma abbiano o abbiano avuto la vaga idea degli effetti delle loro scelte (o delle loro “non scelte”) sulla vita di tutti i giorni dei cittadini; se semplicemente negli ultimi anni della loro vita avranno atteso ad una fermata il passaggio di un bus in ritardo o ad una stazione quello di un treno con l’ansia ed il timore che venga soppresso; se uno dei loro figli si sarà mai vista preclusa l’opportunità di scegliere un determinato percorso di studi o di lavoro per problemi logistici oppure se il/la proprio/a marito/moglie sarà stato/a mai costretto/a ad alzarsi 3 ore prima ed a ritornare a casa 3 ore dopo il lavoro a causa della riduzione dei servizi di trasporto pubblico. Dubbi tanto retorici per chi fa politica “in basso” come me quanto ricorrenti nella stragrande maggioranza di quei cittadini/utenti con i quali spesso mi intrattengo a parlare durante l’attesa del passaggio di un treno o di un bus per cercare di avere il cosiddetto “polso della situazione” o, semplicemente, la cognizione della realtà delle cose percepita da una prospettiva diversa dalla mia. Quegli stessi cittadini/utenti che avrebbero il sacrosanto diritto di avere, proprio in questa particolare congiuntura, una classe dirigente all’altezza della complessità dei problemi, non rinchiusa nelle “torri d’avorio” e nei “palazzi-bunker” ma capace di immergersi nella vita quotidiana della gente e di sviluppare quella propensione empatica tanto necessaria per ricevere quella giusta dose di tensione ideale finalizzata a conseguire la risoluzione di questioni che spesso sono molto più semplici di quanto si voglia credere o anche, lasciar credere.